Fratelli Carissimi, non farò una seconda omelia, quella di Don Marco era abbastanza ricca e eloquente. Ma vorrei esprimere a Dio la mia gratitudine per il dono così prezioso del sacerdozio e a tutti voi per la vostra presenza affettuosa e pregante. Ma mi permetterete di dire qualche parola in francese per tutti quelli che conoscono quella e che sono venuti numerosi da lontano: dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Lituania e anche dagli Stati Uniti.
Carissimi abati, carissimi fratelli, è con profonda commozione che vedo così tanti di voi presenti a questa Messa di ringraziamento per il nostro Giubileo d’Oro del sacerdozio e che mi sento circondato da tanti preti che condividono con me la grazia del sacerdozio. Nostro Signore Gesù Cristo ha scelto di trasmettere il proprio sacerdozio per continuare il suo Sacrificio, mediante il quale ha salvato, salva e salverà anime fino alla fine del mondo. Non c’è nulla di più grande e sublime sulla terra del Santo Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo, un dono immenso con il quale Egli lava via i peccati e dona la vita eterna. Ma prima di essere mezzo di salvezza, il Sacrificio di Cristo, che ogni sacerdote celebra all’altare, è innanzitutto lode, adorazione nell’onore e gloria a Dio, come proclama la conclusione del Canone della Messa: «omnis honor et gloria» (ogni onore e gloria).
Vorrei ringraziare Dio sempre e ovunque, ma specialmente in occasione di questo giubileo, poiché «tutte le grazie eccellenti e tutti i doni perfetti discendono dall’alto, dal Padre della luce».
È dunque al Signore Gesù Cristo e all’intera Trinità che rendiamo innanzitutto grazie.
La Messa è l’onore e la gloria di Dio, la Messa è la gioia degli angeli e dei santi in cielo, la Messa è il sollievo delle anime del purgatorio, la Messa è la conversione dei peccatori e la santificazione dei viventi, la Messa è anche il terrore dei demoni. Per tutti questi doni, così grandi, così infiniti, grazie, Signore Gesù.
Ma Dio ama donare anche attraverso le cause secondarie che cooperano alla sua opera e senza le quali essa non si compirebbe. La prima persona attraverso cui ci viene conferito il sacerdozio è la Santissima Vergine Maria, Madre di Cristo, Madre del Sacerdozio, Madre del Sacerdote. Ella fu la prima ai piedi della croce a offrire il Sacrificio di suo Figlio. Per questo dono di voi stessa, oh Maria, grazie.
Dopo Maria, è ai miei cari genitori, mio padre e mia madre, che rivolgo la mia più profonda gratitudine. Da loro ho ricevuto tutto: la vita, l’educazione e soprattutto il battesimo, che lava via il peccato originale e dona la grazia divina. Con il loro esempio di fedeltà cristiana, hanno segretamente preparato la mia anima ad accogliere la chiamata alla vita consacrata e al sacerdozio. Dio li ha benedetti abbondantemente chiamando alla vita religiosa le mie due sorelle, una benedettina e l’altra domenicana. Cari genitori, grazie!
Ora mi rivolgo al carissimo Padre Dom Gérard Calvet, fondatore e primo abate del Monastero di Santa Maddalena. Nel 1970 mi accolse come suo primo novizio. Avevo vent’anni. La vita monastica ha appagato la mia sete d’Assoluto e di dono totale a Dio. Eravamo in tre: lui, un fratello converso, Fra’ Vincent, e io come postulante. Dopo i miei genitori, è a lui che devo tutto: la mia formazione spirituale, l’amore per la lode divina unito a una rigorosa regola di vita. Aveva il dono di elevare le nostre anime alle cose celesti; spesso ci parlava degli angeli, nostri compagni a tutte le ore del giorno e della notte. Questo incanto non era privo di uno spirito di lotta contro tutto ciò che si opponeva a Dio dentro di noi e nel mondo. Fu con lui che presi coscienza della tragedia che la Chiesa stava vivendo, una Chiesa gerarchicamente preoccupata dall’idea di adattarsi al mondo e da un falso ecumenismo. Il monaco è un cercatore di Dio, un adoratore di Dio e un salvatore di anime, diceva Dom Gérard. È anche un soldato; la pace del cuore, così cara a San Benedetto, ha questo prezzo: pax in proelio, pace in mezzo alla battaglia. Caro Dom Gérard, mio Padre in San Benedetto, grazie!
È stato ancora Dom Gérard a chiamarmi al sacerdozio, che ho ricevuto dalle mani di monsignor Lefebvre, un grande confessore della fede, il nostro Atanasio dei tempi moderni, anch’egli scomunicato per aver difeso la fede cattolica contro una Chiesa che si era fatta modernista e liberale nella sua gerarchia. Gli ci vollero una profonda comprensione della crisi e un coraggio incrollabile per conservare, controcorrente, la viva Tradizione di sempre. Il suo motto, una frase di San Paolo, è ciò che volle fosse inciso sulla sua tomba: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Questa è una testimonianza di grande umiltà e di grande amore per Dio, per la Chiesa e per le anime. Caro monsignore Marcel Lefebvre, grazie!
Desidero ringraziare tutti coloro che hanno organizzato questa festa del nostro giubileo sacerdotale, tutti i presenti che sono venuti ad abbracciarci con la loro amicizia e le loro preghiere di ringraziamento, e tutti coloro che, pur non potendo partecipare, hanno espresso la loro fraterna unione e il loro incoraggiamento. Grazie a tutti!
Permettetemi innanzitutto di menzionare Padre Marco Cuneo, l’amico fedele e generoso che ha preparato il nostro arrivo nella diocesi di monsignor Oliveri e ci ha accolti nella sua canonica ad Artallo, vicino a Imperia, prima che iniziassimo la nostra fondazione a Villatalla il 2 luglio 2008, festa della Visitazione. Lo ringrazio anche per le gentili parole che ci ha rivolto stamattina, parlando fluentemente sia in francese sia in italiano. Caro Padre Marco, grazie!
Ringrazio di cuore la Madre Priora e le nostre suore che hanno dedicato mesi e mesi alla preparazione di questa celebrazione, curando ogni minimo dettaglio, compresi i mazzi di fiori che adornano l’altare e la chiesa. La loro devozione, la loro fiducia e i loro volti gioiosi mi commuovono profondamente. Cara Madre Priora, care Madri e Suore, grazie!
La mia gratitudine va anche a Dom Alcuin e ai nostri confratelli del Priorato di San Benedetto a Brignoles, così come a Dom Bernard de Menthon, fondatore dell’Eremo di Saint-Victor in Francia, per la loro generosa partecipazione a questa cerimonia e per la testimonianza della loro bellissima amicizia.
Ringrazio anche i nostri confratelli benedettini del Monastero di Nostra Signora di Guadalupe in America. Siamo molto legati a loro e al loro priore, il Reverendo Padre Cyprien, attraverso gli stessi fondatori del XIX e XX secolo.
Grazie a tutti i nostri confratelli sacerdoti per la gioia della loro presenza, in particolare grazie a Don Filippo, parroco di Taggia, dove si venera la Madonna Miracolosa: una statua della Vergine che, l’11 marzo 1855 e in numerose altre occasioni, volse lo sguardo sui fedeli presenti. Gli occhi di misericordia cantati nel Salve Regina: «Illos tuos misericordes oculos ad nos converte».
Ringrazio le famiglie che hanno partecipato alla pulizia della chiesa e alla preparazione del rinfresco e del pranzo festivo. Grazie di cuore per la vostra generosità e amicizia.
Ringrazio infine i nostri oblati, così attaccati alla nostra comunità. Non posso nominare tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa giornata e credo che ne dimenticherei molti. Mi perdonino. Grazie a tutti voi, cari fedeli, per la vostra presenza orante e amichevole.
Il Signore, maestro di tutte le grazie, vi ricompensi cento volte tanto per la gioia e l’affetto condivisi in questa giornata. Con tutta la mia gratitudine e le mie preghiere fraterne.
Che la Beata Vergine Maria, Madre del sacerdozio, Madre dei sacerdoti, vegli su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie. Sostenuto dalla vostra amicizia e dalle vostre preghiere, vi affido alla tenerezza del Suo Cuore Immacolato.